Il nostro corpo è uno strumento.
Siamo come siamo per uno scopo ben preciso. Scegliamo di avere un obiettivo e forse anche più di uno a seconda anche dell’evoluzione della nostra anima o della difficoltà del percorso che abbiamo deciso di affrontare.
Il corpo è lo strumento perfetto che ci richiama all’ordine, quando c’è qualcosa che non va nella direzione giusta, ci manda i segnali, come una macchina che slitta perché ha le gomme lisce, ci si deve fermare e cambiarle per riuscire a procedere con sicurezza verso la meta. Si può però anche decidere di non cambiare le gomme e tentare di arrivare comunque alla meta sapendo consapevolmente di rischiare di andare a sbattere ed in alcuni casi può anche andarci bene! Quando è così però spesso le situazioni poi si complicano ed i segnali del nostro corpo diventano più forti.
Ogni situazione nella vita ci mette davanti ad un bivio e siamo noi a scegliere cosa fare. Il problema è che non sappiamo realmente né da dove partiamo né dove siamo diretti anche se entrambi sono già prestabiliti e determinati…ci sono solo innumerevoli vie per arrivarci!
Nulla è già scritto, le possibilità sono innumerevoli.
Dobbiamo imparare a comprendere i segnali della nostra macchina, anche quando essi sono solo accennati.
L’evoluzione è il motivo per il quale stiamo vivendo, le difficoltà erano previste, se fosse tutto chiaro sarebbe semplicissimo raggiungere gli obiettivi, e invece, l’evoluzione sta proprio nel saper cogliere i segnali.
La vita che viviamo, la società così come l’abbiamo trasformata, va contro questa evoluzione. E’ tutto sbagliato e non lo sappiamo. Tutto ci distrae e ci allontana dalla meta ed il nostro corpo, il nostro strumento, più ci allontaniamo e più si deteriora, ma questa in realtà è la nostra fortuna, dobbiamo solo imparare a cogliere i segnali del nostro corpo.
Diamo ad ogni situazione un valore emozionale ma non tutto ha un valore emozionale.
Imparando a gestire le emozioni, ad ascoltarle invece che esserne succubi, impareremo a gestire il nostro corpo.
Come mai in alcuni periodi prendiamo un’influenza dietro l’altra ed in altri no? Perché a volte basta un piccolo incidente per immobilizzarci ed in altri casi invece usciamo indenni da incidenti mortali?
Probabilmente perché in alcuni periodi abbiamo fragilità emotive che rendono alcune parti o funzioni del nostro corpo più vulnerabili.
A 18 anni ho avuto un incidente in macchina della categoria “mortale”…ne sono uscita viva ma con fratture multiple al bacino e all’osso sacro, con una lesione permanente al nervo sciatico della gamba destra e con complicazioni dovute emorragia interna.
In quale situazione emotiva mi trovavo al momento dell’incidente?
Avevo avuto una discussione fortissima con mia mamma ed ero partita per le vacanze con una sensazione di abbandono e di rabbia fortissima, avevo il ciclo.
Non a caso la parte del mio corpo colpita è stata l’area che riguarda la maternità e le radici con la Madre Terra.
Da allora solo oggi, ho ormai 41 anni, alla mia terza figlia, al terzo cesareo e con una importante diastasi dei muscoli addominali, sto iniziando a comprendere quale sia la mia fragilità. Uno dei segnali che ha acceso la lampadina è stato che, anche questa volta, non appena ho messo piede in ospedale per la nascita della mia piccola Amelia, il valore delle mie piastrine è crollato sotto i limiti di sicurezza rendendo l’operazione a rischio. Negli anni, ogni volta che facevo un prelievo di controllo di routine, i miei valori erano normali ed ogni volta invece che entravo in ospedale per un intervento, le mie piastrine crollavano sotto i limiti.
Il mio corpo ha memoria dell’emorragia avvenuta 22 anni prima, del pericolo di perdita della vita ed entra in protezione.
Inoltre, dalla nascita della mia seconda bambina, Caterina, ho avuto i problemini legati alla diastasi che oggi sono diventati problemoni…Amelia è nata da 5 mesi ed io sembro ancora incinta di 7!
Dopo la nascita di Caterina ho avuto un lungo periodo di problematiche profonde con mio marito, allora compagno. Ho vissuto malissimo la gravidanza ed i due anni a seguire, nel mio inconscio più profondo volevo tornare alla gravidanza per cancellare ciò che era successo e riscrivere la mia storia. Ogni mese facevo il test di gravidanza pensando di essere incinta e questo è continuato per i nove anni a seguire, nonostante io ed Ettore avessimo affrontato e risolto i nostri problemi in unità e amore, tanto da decidere di sposarci 5 anni fa per testimoniare a noi stessi e alle nostre bimbe il grande amore che ci unisce!
Solo oggi, che è nata la mia piccola Amelia con la Sindrome di Down, comprendo questo meccanismo, ma sto ancora lavorando per passare dalla comprensione della mente ad una comprensione più profonda!
La caratteristica di Amelia rende il mio essere madre ancora più intenso, il senso di protezione che ho nei suoi confronti è immenso, mi sento ancora più madre di prima, ha innescato una maggiore protezione anche nei confronti di Olivia e Caterina, e so che il mio sembrare ancora incinta riguarda il fatto che tenendo Amelia ancora dentro di me nessuno la può ferire…
Questo un segnale grande del fatto che ancora devo lavorare sia sul rapporto con la mia mamma sia con la mia maternità!