Domande.

Non tutto quello che accade è il segnale? Anche questa è una difficoltà, come possiamo scindere tra il segnale che ci manda il nostro corpo e gli eventi esterni che accadono casualmente?

Bisogna imparare a scindere tra ciò che ci accade e ci coinvolge in prima persona realmente e ciò che invece riguarda chi ci sta vicino?

Non esistono coincidenze, è anche questa una credenza?
Viviamo nell’epoca delle credenze e dell’assolutismo. Nulla è assoluto, nessuna verità è vera oppure tutte le verità sono vere? I grandi maestri hanno trovato la loro strada, che spesso è simile a quella di molti altri, la strada dei maestri può aiutare altri ad evolvere, ma ognuno ha la sua strada e la sua metodologia di evoluzione?

Qualsiasi tipologia di dipendenza o fede è errata, il maestro ha regalato e condiviso il suo dono per favorire altri nella ricerca del proprio. Quindi, tutte le strade, tutti i maestri, possono andare bene per chiunque? Loro hanno trovato una via, che li ha portati alla loro consapevolezza e questa via può aiutare altri a ritrovarsi, ma si può raggiungere la consapevolezza seguendo la strada di qualcun altro? E’ l’impostazione della nostra società che ci porta alla dipendenza ed al credo, anche quando di credo non si parla?

L’illuminazione è una via estremamente personale ed unica? Ci puoi arrivare seguendo la via di altri oppure è solo riuscendo a comprendere te stesso ed i tuoi segnali che ci puoi arrivare? I maestri ci aiutano nella scoperta dei nostri talenti ed a ritrovare gli strumenti che purtroppo abbiamo perso, ma come possono insegnarci chi siamo e dove stiamo andando?

Ma qual è il fine della evoluzione? Perché le anime hanno bisogno di crescere? Per quale ragione non siamo in grado di vedere le dimensioni non visibili che ci circondano? Perché non sono visibili?  Perché ci spaventano? Perché non basta dire lo voglio vedere per vederlo? Perché i bambini si ammalano? Sono venuti per insegnare agli adulti qualcosa? Ho cercato Paolo nella stanza quando era appena morto e steso sul pavimento, ma non l’ho visto, non l’ho sentito. Perché? Lo volevo vedere e sentire, volevo chiedergli il motivo per il quale se n’era andato, e invece non c’era più. Ed ora ho paura che sia arrabbiato, ma perché dovrebbe esserlo? Forse perché non ha capito,  non abbiamo capito, abbiamo cercato di sostenerlo, ma non l’abbiamo fatto fino in fondo. Mi dispiace immensamente Paolo, volevo vederti fiero ed insopportabile perché eri riuscito a sconfiggere anche questa malattia, avresti così raggiunto il grado di Super Uomo indiscusso! Ti avevano dato per morto e tu li avevi stesi tutti, aspettavo con ansia di passare l’estate insieme, per fare un po’ di reiki, per godere della tua amorevole presenza. Speravo di godere anche io del tuo amore, speravo di imparare da te a vivere ogni giorno con energia ed amore. Sei stato un gran rompipalle, ma ora, davanti ai miei occhi ci sono solo gli sguardi e le mosse degli ultimi periodi. Perché non ho saputo cogliere il segnale che ho sentito forte l’estate scorsa, perché non ti ho portato io a fare gli esami e perché ad aprile non ho rotto le scatole sull’aneurisma? Perché ce ne siamo dimenticati? Perché? Perché te ne sei dimenticato anche tu?  Ho tanta voglia di capire. Aiutami a capire!

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